(26/06/2011) Su Il Resto del Carlino di oggi, un’intera pagina è dedicata al bilancio del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna. Nella spalla, un’intervista a Matteo Richetti firmata da Andrea Zanchi.
«L’EMILIA Romagna è un esempio a livello nazionale per il contenimento dei costi della politica». Matteo Richetti, presidente dell’Assemblea legislativa, rivendica con orgoglio i passi in avanti fatti da viale Aldo Moro in termini di tagli ai costi delle istituzioni. Il provvedimento più significativo, adottato lo scorso dicembre, ha portato a una decurtazione del 10% dell’indennità dei consiglieri regionali e all’abolizione, a partire dall’inizio della prossima legislatura, del vitalizio agli ex consiglieri. Misure che, di recente, sono state adottate anche dal leader nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, che alla Camera ha depositato una proposta di legge, di cui è primo firmatario, per abolire i vitalizi anche ai parlamentari.
Presidente Richetti, i tagli in Regione ci sono stati, ma secondo molti l’opera dovrebbe andare avanti.
«Con la legge del dicembre 2010 abbiamo già messo a segno i provvedimenti più importanti. Per l’anno prossimo, però, c’è ancora spazio per ridurre determinati capitoli di spesa, come le missioni o le spese di rappresentanza».
Per chi non arriva a fine mese l’indennità dei consiglieri regionali (3.389euro netti al mese, più i rimborsi, ndr) resta pur sempre uno stipendio da favola.
«Lo so, l’indennità è ancora significativa come importo, ma credo che dopo la riduzione che abbiamo fatto sia senz’altro più congrua».
C’è ancora spazio per tagliare?
«Se tutte le istituzioni del Paese funzionassero come l’Emilia Romagna, l’Italia avrebbe meno problemi: ci sono Regioni che spendono ancora troppo, più del doppio di quanto faremo noi quest’anno. E poi c’è il livello nazionale, dove il lavoro da fare è ancora tanto: la Camera, per esempio, ha un bilancio che è quaranta volte il nostro».
L’Italia dovrebbe prendere esempio dall’Emilia-Romagna?
«Sì, questa regione pùò e deve diventare il riferimento a livello nazionale per quanto riguarda i legittimi costi della democrazia».
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